n. 648/01 r. g.

n.1443/01 r.es.

 

IL TRIBUNALE ORDINARIO DI TORINO

 

PRIMA SEZIONE PENALE

IN COMPOSIZIONE COLLEGIALE

 

composto dal magistrati

 

Mario BELLONE                                                                         presidente

Sandra CASACCI                                                                       giudice

Cristina PALMESINO                                                               giudice

 

ha pronunciato la seguente

 

ORDINANZA

 

nell'incidente d'esecuzione avverso l'ordine di esecuzione della sentenza 1.3.2001 di questo Tribunale, divenuta irrevocabile il 16.5.2001, proposto dal difensore di

 

xxxxxxxxxxxxxxxx

difeso di fiducia dall'Avv. S. RISSIO

 

sentite le altre parti all'udienza camerale dei 25.7.2001

 

OSSERVA

 

la difesa impugna l'ordine di esecuzione della pena applicata ex art. 444 c.p.p. a xxxxxx con la sentenza richiamata in epigrafe, in base ai seguenti argomenti:

*   XXXXXX deve scontare una pena inferiore ai tre anni di reclusione;

*   ha depositato in data 27.6.2001 istanza di affidamento in prova al servizio sociale ex art. 47 1. 354/75 (allegata all'istanza);

*   si trova agli arresti domiciliari in forza dell'ordinanza dei GIP in data 1.11.2000, per il fatto oggetto della condanna da eseguire,

 

tutti presupposti che indurrebbero ad applicare la norma stabilita nell'art. 656 comma 10, c.p.p. secondo cui il P.M. sospende l'esecuzione dell'ordine di carcerazione, trasmettendo gli atti senza ritardo al magistrato di sorveglianza per l'eventuale applicazione delle misure alternative alla pena, con permanenza del condannato, nel frattempo, nello stato detentivo in cui si trova.

 

Sennonché nello schema sopra esposto si é obliterato che la pena applicata al XXXXXX é relativa ad uno dei delitti di cui all'art. 4 bis 1. 75/354, per i quali lo stesso articolo 656 c.p.p. vieta, al comma 9, di sospendere l'esecuzione della pena.

 

Il problema é dunque quello di vedere se la norma da ultimo citata sia generale ed assoluta, cioè disponga il divieto di sospensione per tutti i condannati ad uno dei reati di cui all'art. 4 bis I. cit. ovvero se sia generale e assoluta la norma dì cui al comma 10, nel senso che da essa dovrebbe derivare l'operatività della sospensione dell'esecuzione in tutti i casi in cui il condannato, non importa per quale reato, si trovi agli arresti domiciliari. La difesa, ovviamente, ha prediletto quest'ultima interpretazione, individuandone la ratio nel fatto che la valutazione di contenuta pericolosità ex art. 274 c.p.p. necessariamente sottesa all'applicazione degli arresti domiciliari sostanzialmente coinciderebbe con la valutazione positiva dei condannato ai fini dei l'accogli mento dell'istanza ex art. 47 1. 354/75, sicché la sospensione dell'ordine di esecuzione per questi soggetti realizzerebbe pienamente lo scopo della norma, consistente nel tenere il più possibile lontano dal regime carcerario e dai suoi effetti criminogeni tutti quei soggetti il cui reinserimento sociale appare realizzabile anche attraverso pene alternative.

 

in senso conforme alla tesi difensiva si é anche pronunciata la Suprema Corte, sez. 2, 18.1./16.3.2000, Fort, senza peraltro enunciare l'interpretazione attraverso

la quale si é ritenuto superabile il dato letterale dell'esplicito divieto di cui al comma 9 art. 656 c.p.p..

 

Ritiene invece il Tribunale ‑ sulla scorta anche di altre pronunce di segno contrario (Cass. sez. V, 28.4/11.5.2000, n. 2517, Salemi, Cass., sez. I, 12.4/24.7.2000, 2761, D'Avino) ‑ che l'interpretazione proposta dalla difesa non possa essere accolta e ciò per i seguenti argomenti:

*   il dato letterale già citato, in base al quale il divieto della sospensione in relazione a quel tipo di reati é imperativamente sancito per due volte, non solo nel comma 9, ma anche nel comma 5, il quale, dopo aver introdotto il generale principio della sospensione dell'esecuzione, fa esplicita esclusione di tale possibilità nei casi di cui al comma 9;

*   l'ulteriore dato letterale, in base al quale, se la disposizione del comma 10 introducesse, nel senso voluto dalla difesa, un'importante eccezione alla regola appena stabilita nel comma precedente, il legislatore avrebbe dovuto espressamente indicare tale significato;

*   il dato sistematico, in base al quale la esecuzione della condanna al suo passaggio in giudicato é regola generale e la sospensione dell'esecuzione ne é l'eccezione, sicché essa "é di stretta interpretazione e non é pertanto consentita la sua applicazione, in via estensiva, ad ipotesi non espressamente previste" (Cass. sez. V, 28.4/11.5.2000, n. 2517, Salemi);

*   il dato, evidente, che si comparano due norme aventi diverso valore e contenuto: giacché il combinato disposto dei commi 5, 7, 9 dell'art. 656 c.p.p. individua la sfera dei soggetti cui la sospensione può o non può essere applicata, mentre il comma 10 disciplina le modalità di applicazione quando detti soggetti si trovino agli arresti domiciliari, sicché sarebbe scorretto sul piano logico‑sistematico far discendere da quest'ultima norma effetti incisivi sul diverso piano dell'individuazione delle condizioni di applicabilità dell'istituto;

*   la pronuncia con la quale le Sezioni Unite della S.C. (28.10.98, n. 20) hanno chiarito i rapporti tra il comma 9 ed il comma 10 dell'art. 656 c.p.p., affermando, sia pure per incidens, in un caso in cui il problema era il regime transitorio dell'istituto della sospensione dell'esecuzione come determinato dalla legge 25.5.98 n. 165, che "é consentita la sospensione dell'esecuzione della pena anche in favore del condannato che al momento del passaggio in giudicato della sentenza si trovi ristretto agli arresti domiciliari ed abbia richiesto l'affidamento in prova al servizio sociale, sempre che non sussista una delle condizioni ostative di cui al comma 9 dell'art. 656 c.p.p.

*   la non condivisibilità della tesi difensiva in punto omogeneità di ratio tra la disposizione di cui al comma 10 art. 656 c.p.p. e quella di cui agli artt. 274 e 284 c.p.p.: e ciò sia perché esistono situazioni soggettive in cui la misura degli arresti domiciliari é imposta dalla legge invece che quella della custodia in carcere ‑ e, dunque, non presuppone necessariamente un giudizio di minor pericolosità ‑ sia perché diversi sono i parametri di valutazione nel caso di applicazione della misura cautelare ovvero nel caso di ammissione ad un regime sanzionatorio alternativo; e se é vero che le ragioni del divieto d sospensione della pena di cui al comma 9 riposano su una presunzione di pericolosità legislativamente sancita in relazione alla categoria dei reati di cui all'art. 4 bis 1. 354/75 (Cass. sez. I, 12.4/24.7.2000, n. 2761, D'Avino), non é affatto vero che un condannato per tali reati sia da considerare meno pericoloso ai fini della sospensione dell'ordine di esecuzione per il solo fatto di trovarsi agli arresti domiciliari anziché in carcere.

 

P.Q.M.

 

Visto l'art. 666 c.p.p.

respinge l'incidente d'esecuzione proposto nell'interesse di XXXXXX avverso l'ordine di carcerazione di cui in epigrafe.

 

Torino, 26.7.2001.

 

Il giudice est.                                                                                    Il presidente

(d.ssa Casacci)                                                                                   (dott. Bellone)

 

Depositato in cancelleria il 27/7/2001.