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Data: 15-12-2003

Il Presidente Ciampi ha chiesto alle Camere una nuova deliberazione in ordine alla legge: "Norme di principio in materia di assetto del sistema radiotelevisivo e della RAI"

C o m u n i c a t o

Il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha chiesto alle Camere - a norma

dell'articolo 74, primo comma, della Costituzione - una nuova deliberazione in ordine alla

legge: "Norme di principio in materia di assetto del sistema radiotelevisivo e della RAI -

Radiotelevisione italiana Spa, nonché delega al Governo per l'emanazione del testo unico

della Radiotelevisione".

Roma, 15 dicembre 2003

TESTO DEL MESSAGGIO INVIATO DAL CAPO DELLO STATO ALLE CAMERE

(VERSIONE NON UFFICIALE)

'Onorevoli Parlamentari, la garanzia del pluralismo e dell'imparzialità

dell'informazione costituisce strumento essenziale per la realizzazione di una democrazia

compiuta; si tratta di una necessità avvertita dalle forze politiche, dal mondo della

cultura, dalla società civile. Il principio fondamentale del pluralismo, sancito dalla

Costituzione e dalle norme dell'Unione Europea, è accolto in leggi dello Stato e sviluppato

in importanti sentenze della Corte Costituzionale.

Il tema investe l'intero sistema delle comunicazioni, dalla stampa quotidiana e

periodica alla radiotelediffusione e richiede un'attenta riflessione sugli apparati di

comunicazione anche alla luce delle più recenti innovazioni tecnologiche e della

conseguente diffusione del sistema digitale. Il mondo appare sempre più un insieme di

mezzi e di reti interconnesse, che abbracciano l'editoria giornalistica, la radiotelevisione,

le telecomunicazioni.

Per quanto riguarda il settore della stampa, la legge 5 agosto 1981, n. 416, fissa

limiti precisi alle concentrazioni e detta norme puntuali per la loro eliminazione ove esse

vengano a costituirsi. Secondo i dati forniti dal Presidente della Autorità per le garanzie

nelle comunicazioni nella sua Relazione annuale sull'attività svolta, presentata il 12 luglio

scorso, i limiti posti dalla legge alle concentrazioni in materia di stampa risultano

rispettati. Per quanto concerne l'emittenza televisiva, dopo la sentenza n. 826 del 1988,

nella quale la Corte Costituzionale affermava che il pluralismo 'non potrebbe in ogni caso

considerarsi realizzato dal concorso tra un polo pubblico e un polo privato’, il Parlamento

approvò la legge 6 agosto 1990, n. 223, per disciplinare il sistema radiotelevisivo

pubblico e privato. Si tratta della prima legge organica che, nel suo articolo 1, dopo aver

affermato il preminente interesse generale della diffusione di programmi radiofonici e

televisivi, definisce i principi fondamentali del sistema: 'il pluralismo, l'obiettività, la

completezza e l'imparzialità dell'informazione, l'apertura alle diverse opinioni, tendenze

politiche, sociali, culturali e religiose, nel rispetto della libertà e dei diritti garantiti dalla

Costituzione’.

La successiva legge 31 luglio 1997, n. 249, ha istituito l'Autorità per le garanzie

nelle comunicazioni e ha dettato norme con le quali ha precorso, con lungimiranza, il

tema della cosiddetta 'convergenza multimediale’, tra telecomunicazioni e

radiotelevisione, attribuendo all'Autorità indipendente competenza su entrambi i settori.

Dato essenziale della normativa in vigore è il divieto di posizioni dominanti, considerate

di per sè ostacoli oggettivi all'effettivo esplicarsi del pluralismo.

La giurisprudenza costituzionale, sviluppatasi nell'arco di un quarto di secolo, ha

trovato la sua sintesi nella sentenza n. 420 del 1994, nella quale la Corte ha richiamato il

vincolo, imposto dalla Costituzione al legislatore, di assicurare il pluralismo delle voci,

espressione della libera manifestazione del pensiero, e di garantire, in tal modo, il

fondamentale diritto del cittadino all'informazione. Questi principi hanno avuto conferma

nell'aprile scorso nella sentenza n. 155 del 2002 della stessa Corte che, richiamando i

punti essenziali delle precedenti decisioni, ha ribadito l'imperativo costituzionale,

secondo cui il diritto di informazione garantito dall'art. 21 della Costituzione deve essere

'qualificato e caratterizzato, tra l'altro, sia dal pluralismo delle fonti cui attingere

conoscenze e notizie - così da porre il cittadino in condizione di compiere le proprie

valutazioni avendo presenti punti di vista e orientamenti culturali e politici differenti - sia

dall'obiettività e dall'imparzialità dei dati forniti, sia infine dalla completezza, dalla

correttezza e dalla continuità dell'attività di informazione erogata’.

Tale sentenza è particolarmente significativa là dove pone in rilievo che la sola

presenza dell'emittenza privata (cosiddetto pluralismo 'esternò) non è sufficiente a

garantire la completezza e l'obiettività della comunicazione politica, ove non concorrano

ulteriori misure 'sostanzialmente ispirate al principio della parità di accesso delle forze

politiche’ (cosiddetto pluralismo 'interno’).

I principi e i valori del pluralismo e dell'imparzialità dell'informazione nel settore

delle comunicazioni elettroniche sono stati richiamati e hanno trovato sistemazione

organica in quattro recenti Direttive del Parlamento Europeo e del Consiglio dell'Unione

Europea, che dovranno essere recepite dai Paesi membri entro il luglio del 2003. Il

contenuto di queste Direttive è in sintonia con la Carta dei diritti fondamentali

dell'Unione Europea che, nel secondo comma dell'articolo 11, sancisce espressamente il

rispetto del pluralismo e la libertà dei media. Nelle premesse di tali Direttive sono

indicate le finalità di una politica comune europea in materia di informazione. Viene, in

particolare, definito il concetto di libertà di espressione, precisando che questa

'comprende la libertà di opinione e la libertà di trasmettere informazioni e idee, nonché

la libertà dei mezzi di comunicazione di massa e il loro pluralismo’.

'In particolare, nella Direttiva denominata 'Direttiva quadro’ viene specificato che

'la politica audiovisiva e la regolamentazione dei contenuti perseguono obiettivi di

interesse generale, quali la libertà di espressione, il pluralismo dei mezzi di informazione,

l'imparzialità, la diversità culturale e linguistica, l'inclusione sociale, la protezione dei

consumatori e la tutela dei minorì; si fa obbligo agli Stati membri di ''garantire

l'indipendenza delle autorità nazionali di regolamentazione in modo da assicurare

l'imparzialità delle loro decisioni'; - è riservato grande spazio all'assetto del mercato e

all'esigenza di assicurare un regime concorrenziale.

Nel volgere di pochi anni anche l'Italia disporrà delle nuove possibilità che

l'evoluzione della tecnologia mette a disposizione dell'emittenza radiotelevisiva. Questo

sviluppo produrrà un allargamento delle occasioni di mercato e rappresenterà un freno

alla costituzione o al rafforzamento di posizioni dominanti, pur nella necessaria

considerazione delle dimensioni richieste dalle esigenze della competizione nell'ambito

del più ampio mercato europeo e mondiale.

La legge 30 marzo 2001, n. 66, prevede, in proposito, che 'le trasmissioni

televisive dei programmi e dei servizi multimediali su frequenze terrestri devono essere

irradiate esclusivamente in tecnica digitale entro l'anno 2006'. E, tuttavia, il pluralismo e

l'imparzialità dell'informazione non potranno essere conseguenza automatica del

progresso tecnologico. Saranno, quindi, necessarie nuove politiche pubbliche per guidare

questo imponente processo di trasformazione. È questo un problema comune a tutti i

paesi europei, oggetto di vivaci dibattiti e di proposte innovative.

Onorevoli Parlamentari, la prospettiva della nuova realtà tecnologica, il quadro

normativo offerto dalle recenti Direttive comunitarie e le chiare indicazioni della Corte

Costituzionale richiedono l'emanazione di una legge di sistema, intesa a regolare l'intera

materia delle comunicazioni, delle radiotelediffusioni, dell'editoria di giornali e periodici e

dei rapporti tra questi mezzi. Nel redigere tale legge occorrerà tenere presente, per

quanto riguarda la radiotelevisione, il ruolo centrale del servizio pubblico. Il trattato di

Amsterdam, che vincola tutti i paesi dell'Unione Europea, muove dal presupposto 'che il

sistema di radiodiffusione pubblica negli Stati membri è direttamente collegato alle

esigenze democratiche, sociali e culturali di ogni società, nonché all'esigenza di

preservare il pluralismo dei mezzi di comunicazione’. Nell'atteso testo normativo dovrà

trovare coerente sistemazione la disciplina della tutela dei minori, troppo spesso non

tenuta nella dovuta considerazione nelle programmazioni delle emittenti televisive.

È fondamentale, inoltre, che la nuova legge sia conforme al Titolo V della

Costituzione, che all'articolo 117 ha assegnato alle Regioni un preciso ruolo nella

comunicazione, considerando questa materia ricompresa nella legislazione concorrente

insieme a quella della promozione e dell'organizzazione di attività culturali, che ne

costituisce un logico corollario. Secondo la riforma costituzionale, spetta allo Stato di

determinare i principi fondamentali in dette materie, mentre alle Regioni è conferito il

compito di sviluppare una legislazione che valorizzi il criterio dell'articolazione territoriale

della comunicazione come espressione delle identità e delle culture locali. Nella

definizione di tali principi fondamentali, lo Stato svolge la sua essenziale funzione di

salvaguardia dell'unità della Nazione e della identità culturale italiana. Essi costituiscono

la più valida cornice, entro la quale trova esplicazione il pluralismo culturale, ricchezza

inestimabile del nostro Paese, sorgente di libera formazione della pubblica opinione.

La cultura - questo è mio convincimento profondo - è il fulcro della nostra identità

nazionale; identità che ha le sue radici nella formazione della lingua italiana e che, negli

ultimi due secoli, si è sviluppata in una continuità di ideali e di valori dal Risorgimento

alla Resistenza, alla Costituzione repubblicana. Nel preparare la nuova legge, va

considerato che il pluralismo e l'imparzialità dell'informazione, così come lo spazio da

riservare nei mezzi di comunicazione alla dialettica delle opinioni, sono fattori

indispensabili di bilanciamento dei diritti della maggioranza e dell'opposizione: questo

tanto più in un sistema come quello italiano, passato dopo mezzo secolo di

rappresentanza proporzionale alla scelta maggioritaria. Quando si parla di 'statuto’ delle

opposizioni e delle minoranze in un sistema maggioritario, le soluzioni più efficaci vanno

ricercate anzitutto nel quadro di un adeguato assetto della comunicazione, che consenta

l'equilibrio dei flussi di informazione e di opinione. Anche a tal fine, la vigilanza del

Parlamento, in coordinamento con l'Autorità di garanzia, potrebbe estendersi all'intero

circuito mediatico, pubblico e privato, allo scopo di rendere uniforme ed omogeneo il

principio della 'par condicio’.

Parametri di ogni riforma devono, in ogni caso, essere i concetti di pluralismo e di

imparzialità, diretti alla formazione di una opinione pubblica critica e consapevole, in

grado di esercitare responsabilmente i diritti della cittadinanza democratica.

''Riassumo le considerazioni fin qui svolte, dalle quali emergono alcuni obiettivi

essenziali: - specificazione normativa - tenendo conto delle variazioni introdotte dalle

innovazioni tecnologiche in continua evoluzione - dei principi contenuti nella legislazione

vigente e nella giurisprudenza della Corte Costituzionale; - attuazione delle Direttive

comunitarie che l'Italia dovrà recepire entro il luglio del 2003; - definizione di un quadro

normativo per l'attivazione della competenza concorrente delle Regioni nel settore delle

comunicazioni, secondo quanto previsto dall'articolo 117 del nuovo Titolo V della

Costituzione; - perseguimento dello scopo fondamentale di meglio garantire, attraverso il

pluralismo e l'imparzialità dell'informazione, i diritti fondamentali dell'opposizione e delle

minoranze.

Onorevoli Parlamentari, ho voluto sottoporre ai rappresentanti eletti della Nazione

queste riflessioni, perché avverto che sta a noi tutti provvedere per il presente e, al

tempo stesso, guardare al futuro, prefigurando e preparando con lungimiranza un

sistema di valori e di regole che salvaguardi e sostenga la vita e l'azione delle nuove

generazioni.

Lo sviluppo delle tecnologie dell'informazione e delle reti di comunicazione è

qualcosa di più di un avanzamento tecnico: configura un salto di qualità; muta il

contesto nel quale si esplica la vita culturale e politica dei popoli; apre straordinarie

possibilità di conoscenza, di nuovi servizi, di partecipazione, di crescita individuale e

collettiva. Dobbiamo vivere questo momento di transizione con consapevolezza e fiducia.

Un processo di innovazione affidato alle forze della società, promosso e accompagnato

dall'azione pubblica in una appropriata cornice normativa, è la base per una nuova

stagione di sviluppo morale e materiale della Nazione. È questa una sfida che coinvolge

tutte le istituzioni: saper tradurre l'innovazione in una grande opportunità di formazione

per i cittadini.

Non c'è democrazia senza pluralismo e imparzialità dell'informazione: sono

fiducioso che l'azione del Parlamento saprà convergere verso la realizzazione piena di

questo principio’".

 
segreteria@salribus.it

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